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Scacchi e campioni.
Consideriamo un circolo medio.
Un circolo di scacchi, in una tranquilla cittadina di provincia.
Però, con 40 iscritti, si può dire un circolo importante. Ogni sera almeno 20 presenze, con tutti i personaggi che caratterizzano un circolo medio.
La spina dorsale, la maggioranza, quelli che reggono tutto: i dilettanti, quelli che giocano per spasso, che amano commentare le partite, osservare i migliori; per loro il gioco è solo un gioco, eppure sono appassionati da sempre.
Non sono dei campioni, ma come gli amanti dell’arte o i dilettanti di un altro sport amano il gioco perché è bello.
Una buona partita è bella come un’opera d’arte.
E gli altri? Sì, perché oltre a questa giocosa e normalissima ciurma, senza la quale - intendiamoci - il circolo non esisterebbe. Non si reggerebbe in piedi né per l’affitto, né per le pulizie, né per le dotazioni di materiali, né per la biblioteca di testi "sacri "e no.
Già, gli altri.
C’è il maestro nazionale: pochi riescono, anche se raramente, a batterlo o a pareggiare. È l’orgoglio del circolo, sono tutti suoi fan.
Quando partecipa a un torneo importante, un gruppo di soci lo segue per assistere almeno alle fasi finali del torneo, come i tifosi di qualsiasi altra disciplina.
Ma ci sono, in campo nazionale, tornei per tutti, che spesso costituiscono l’occasione per unire il gioco a una bella vacanza; ed è proprio lì, vincendo delle partite - se non il torneo - che si sale di punteggio.
Poi abbiamo la banca dati, l’archivio storico: provate a chiedergli di ripetere sulla scacchiera la partita di questo o quel torneo… le sa tutte. Lui rapido ricostruisce la partita lì, sul momento, spiegandovi anche quali sono stati i momenti cruciali e perché quel Tal ha vinto.
C’è quello che gioca alla cieca, cioè vi dà le spalle: voi gli dite il codice della vostra mossa e lui, senza guardare, vi dice il codice della sua e… diamine! Vince quasi sempre.
È uno sforzo notevole: esagerare potrebbe danneggiare il sistema nervoso. Considerate, tanto per fare un esempio, che in una partita impegnativa due campioni si siedono al tavolino e, dopo un paio d’ore, quando è finita e si rialzano, pesano due, anche tre chili in meno. L’agonismo brucia.
C’è quello che è un esperto della vita e delle partite di questo o quel campione.
C’è quello che osserva soltanto e poi commenta - alla fine, naturalmente - e se giocasse farebbe anche la sua porca figura, ma ha una paura matta di perdere.
Il problemista: quello che trova o inventa problemi, cioè posizioni che solo con una o più determinate mosse sono vincenti, e sfida tutti a risolverle.
L’avvenimento che tutti i soci aspettano è il torneo sociale: quello a cui partecipano tutti i soci del circolo. Il suo risultato, cioè la graduatoria per quell’anno, costituirà un punto di riferimento per chi sfidare e chi no.
Per il resto, per comune e tacita intesa, sulle partite non si scommette.
Si parla solo di scacchi e non ci si fanno i fatti altrui; meno che mai si parla di politica.
Parlando della partita, sulle fasi della partita, c’è una letteratura e una teoria tali che si può dire che solo i grandi campioni ci si destreggiano.
Si comincia con l’apertura, le prime mosse della partita: la teoria qui è poderosa e la strategia ha una grande importanza.
Poi c’è il centro partita: qui la tattica prevale.
Abbiamo, in conclusione, il finale: qui la teoria esiste, ma non è sterminata come per le altre fasi.
Il più delle volte la partita si conclude con lo scacco matto, oppure con una patta.
Un breve cenno, infine, alla graduatoria dei giocatori, che grosso modo ne definisce la forza di gioco: c’è la 3ª nazionale, la 2ª, la 1ª e poi Maestro.
Ma voglio raccontarvi di un torneo e di una partita — inventata o vera, verosimile forse, però particolare. Non pensateci: io spero solo che vi divertiate.
Un piccolo trucco
Al campionato italiano di scacchi del 1970, il maestro Marietti, che puntualmente stracciava tutti, aveva però la sua bestia nera: il maestro Pauli, che su di lui normalmente si imponeva negli scontri diretti.
Questo fatto era dovuto al diverso stile di gioco: molto calcolato, con grande profondità di analisi, il primo; molto fantasioso, spettacolare e a tratti geniale il secondo.
Il torneo era a quel punto nella fase di eliminazione diretta: se Marietti avesse perso, non avrebbe conquistato i punti necessari per la tanto agognata nomina al gradino superiore, Grande Maestro.
Un’idea geniale si presentò alla sua coscienza.
Chiese all’arbitro la sospensione della partita per 5 minuti; scrisse nella scheda il codice della sua mossa - toccava a lui -, la scheda chiusa fu consegnata all’arbitro che, a quel punto, bloccò gli orologi.
Nel tempo richiesto Marietti si recò alla farmacia che stava proprio di fronte all’hotel nel cui salone si teneva il torneo; si fece dare delle gocce di lassativo forte per adulti in flacone, pagò e fece ritorno all’hotel.
Si riaccomodò alla scacchiera, fece la mossa che, come l’arbitro constatò, era quella scritta all’interno della busta, e riavviò l’orologio.
Nei tornei viene assegnato un tempo massimo per fare un certo numero di mosse prestabilito: chi ha utilizzato tutto il tempo a disposizione e non le ha fatte tutte perde “per il tempo”; sennò si continua assegnando del nuovo tempo per un altro tot di mosse.
Pauli sudava molto e aveva nel vassoio accanto al tavolino un bel bicchiere grande e una bottiglia sempre a disposizione.
I due si conoscevano da molti anni e Marietti sapeva che, quando Pauli osservava la scacchiera in cerca di una buona sequenza di mosse - o combinazione, che dir si voglia -, non si accorgeva di tutto quel che succedeva intorno, tanta era la concentrazione.
Così, in tutta calma, Marietti svuotò il contenuto del flaconcino nel bicchiere dell’avversario.
Pauli fece la mossa e, avidamente, trangugiò tutto il contenuto del bicchiere: sembrava un idrovora.
A Marietti restava molto tempo a disposizione, così studiò il modo di complicare la posizione con tutta calma. Nel frattempo il medicinale agiva… agiva…
A metà della riflessione, Pauli sollevò leggermente una natica dalla sedia e sganciò la prima “bomba”, ma continuò imperterrito a riflettere.
Marietti non aveva previsto una tale puzza pestilenziale: dapprima gli si annebbiò la vista e stava per perdere i sensi; poi si riprese, vide che Pauli aveva fatto la miglior mossa per quella posizione e quindi riprese a pensare alla sua.
Fu allora che arrivò la seconda bomba, ed ebbe come l’idea di stare camminando in una fogna; ma continuò a pensare, anche se per la vergogna il Pauli si sarebbe arreso presto…
Guardò l’orologio: il suo tempo si era drasticamente ridotto. Arrivò la fretta, non riusciva a concentrarsi, ma doveva muovere. E mosse.
La mossa più brutta di tutta la sua carriera: era in arrivo un matto in tre mosse.
Marietti, con le lacrime agli occhi, tese la mano al Pauli in segno di resa.
Si alzò e, barcollante, si diresse verso la terrazza a cercare aria… ariaaa!
Pauli aspettò che tutto finisse e poi, rimasto solo, se ne andò col culo tutto cagato, ma contento.